L’Olivo tra mito storia e leggende

Si narra che il primo seme dell’olivo venisse dal Paradiso terrestre.

Una colomba con ramoscello di olivo nel becco annunziò a Noè la fine del diluvio universale.

I Greci ponevano sul capo degli atleti che avevano vinto le olimpiadi un intreccio di fronde di ulivo.

Il letto nuziale di Ulisse era stato ricavato da un tronco di olivo.

I Romani ponevano sul capo dei cittadini più meritevoli corone intrecciate di ramoscelli di olivo.

Gli  antichi sposalizi prevedevano per la sposa il bouquet di ramoscelli di olivo fioriti, quindi marito e moglie piantavano un alberello di olivo così il loro amore sarebbe cresciuto vigoroso, immutabile e avrebbe dato  molti frutti.

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Dalla sua primitiva concezione pagana l’ulivo viene accolto nella religione cristiana come segno di pace e come albero testimone delle generazioni che passano.

Con l’olio di oliva benedetto si celebrano i battesimi, le cresime e le estreme unzioni.

Nel Corano l’olivo diventa la luce di Dio per il suo olio che, collocato in una ampolla di cristallo, è capace di illuminare come una scintillante stella.

L’olivo è una pianta eterna, capace di sfidare i secoli; può raggiungere l’altezza di circa 15 metri e con circonferenze del tronco che superano i 4 metri: famosi sono gli esemplari sopravvissuti nell’orto dei Getsemani.

Dalle più antiche coltivazioni a sud del Caucaso, dalla Siria, dalla Palestina, dalla Grecia con tutte le sue isole fino a Creta, Rodi e Cipro l’ulivo si diffonde in tutto il mediterraneo fino a diventare la pianta più utile e indispensabile per condire i cibi e per conservarli.

Infatti all’olio di oliva e al sale si deve lo sviluppo della civiltà mediterranea. Con l’olio e con il sale si conservavano i cibi specialmente durante le lunghe navigazioni.

Il più antico frantoio fu rinvenuto nell’isola di Santorini nell’arcipelago greco delle Cicladi. Era formato da due pietre una concava ed una convessa per potere schiacciare le olive. La pasta di olive veniva messa in ceste sovrapposte in maniera da fare percolare il liquido che sopposto a decantazione consentiva l’affioramento del prezioso olio. Quindi si provvedeva a riporlo dentro anfore in terracotta.

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Già 2500 anni prima di Cristo il codice babilonese regolava il commercio dell’olio: Fenici e Greci si organizzarono a commercializzare l’olio in tutto il mediterraneo allestendo apposite navi con grandi anfore. Sotto l’impero Romano venne incoraggiato il commercio dell’olio concedendo ai Negotiatores oleari speciali privilegi.

roma_anfora_bigCosì la perfetta organizzazione distributiva permise di realizzare una vera e propria borsa dell’olio. Con la fine dell’Impero scomparve questa fiorente attività.

Con il Rinascimento e successivamente con la dominazione spagnola si  cominciarono ad estendere le colture olivicole specialmente nel sud dell’Italia e in Sicilia. Si narra che il vicerè Giovanni Vivas nel 1624 volle promuovere l’innesto degli olivi selvatici in Sardegna facendo emigrare nell’isola 50 innestatori spagnoli.

A partire dal 1700 l’olio viene esportato anche in nord Europa fino in Russia.

Ancora oggi resta immutato l’interesse sempre più crescente in tutto il mondo verso l’uso dell’autentico olio extravergine di oliva che caratterizza la  cucina mediterranea e per le salutari proprietà di questo eccezionale dono della natura.

Certamente è da ricordare questo aneddoto che  diventa anche una splendida metafora della vita:  si racconta che a Creta circa 2000 anni a.C. venivano coltivate piante di ulivo con due tronchi appaiati in memoria di due umili sposi grati alla divinità per avere concesso loro  questo straordinario dono: “ ..con l’ulivo e con l’acqua delle sorgenti abbiamo quanto ci serve: ombra d’estate, legna per l’inverno,  frutti serbativi, olio per condire i cibi e per far luce”.


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Questo articolo è stato scritto dal Prof. Giovanni Emanuele Curatolo

Agronomo Paesaggista, già titolare della cattedra di Paesaggistica, Parchi e Giardini.

Landscape Associate Professor

Environmental Agronomy Department-University of Palermo.

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