L’olivo e il Bosco, percorso evolutivo e il ruolo del genio umano

L’olivo e il Bosco

puttiCirca 4000 anni prima di Cristo l’uomo scoprì l’olivo nel bosco ed iniziò  così una lunga opera di selezione per ricondurlo alla coltivazione. Si deve al genio umano questa straordinaria scoperta che permise l’affermazione della civiltà mesopotamica e dell’antico Egitto.  Infatti le origini botaniche di questa pianta si trovano nella comunità vegetale dell’Olio-ceratonion del bosco mediterraneo dove è presente l’olivastro con la varietà sylvestris.

Sembra che il  carattere della tomentosità grigio-argentea della foglia dell’olivo coltivato, deriverebbe dall’Olea crysophylla, mentre il colore bianco-grigiastro della chioma e la forma dei frutti dall’Olea lapperinei. Le nuove ricerche a livello morfologico e a livello molecolare concordano sull’origine ibrida della pianta che ha portato alla varietà europaea.

Secondo una specifica distribuzione geografica l’olivo comprende un complesso di 6 sottospecie che si sono differenziate per determinati caratteri morfologici in tutti i Paesi del Mediterraneo. Gli scambi genetici avvenuti tra la forma europea e le altre sottospecie  hanno permesso la evoluzione delle varietà di olivo attualmente coltivate .

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Così viene dimostrata la diversità dell’organizzazione genetica che deriva da una complessa storia biogeografica, alla quale hanno contribuito diversi fattori come il microclima, l’ibridazione tra i differenti taxa e  la selezione da parte dell’uomo.

Nei paesi mediterranei sono presenti più di 750 milioni di piante, pari al 95% degli olivi presenti nel mondo, che forniscono i 2/3 della produzione di olio del globo, concentrata prevalentemente nei paesi dell’Europa meridionale, come Spagna, Grecia e Italia.

area-diffusione-olivoIn Italia la pianta è presente  fino in Toscana e in Liguria  e più a  settentrione dove esistono specifici microclimi come quelli del Lago di Garda e sulle sponde del lago  d’Iseo.

Da questo contesto paesaggistico e climatico  è scaturita una straordinaria  biodiversità dell’olivo che si è espressa nel tempo con varietà che hanno contraddistinto i diversi ambienti di coltivazione in base ai fattori climatici limitanti come la resistenza alla siccità o al freddo. Così le varietà che caratterizzano i diversi territori sono il risultato di lunghi processi evolutivi che sono stati capaci di mettere in relazione il suolo la pianta e il microclima.

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Proprio a questo processo si deve la enorme ricchezza del patrimonio della biodiversità olivicola italiana con oltre 540 varietà di olivo che differenziano il  territorio nazionale, ne caratterizzano il paesaggio, ne raccontano la storia, la cultura, le tradizioni.

In questo contesto nascono gli olii multivarietali tipici di alcune aree a Denominazione Protetta  e gli olii monovarietali . Ambedue le tipologie sono   capaci di esaltare la tipicità e l’identità delle diverse varietà autoctone da cui provengono. Il loro patrimonio genetico risulta incapace di replicare le proprie caratteristiche organolettiche al di fuori dell’originario territorio di coltivazione.

Questa diversità  contraddistingue  la certificazione dell’olio a Denominazione di origine protetta (Dop ),  quella a Indicazione Geografica Protetta (IGP) e quella a  Specialità Tradizionale Garantita (STG). Tali olii possono anche essere biologici o  biodinamici, in base al metodo di coltivazione,  assicurando in ogni caso al consumatore la tipicità contrassegnata da  diverse caratteristiche come colore, odore e sapore con  una   spiccata identità non certamente ripetibile e che  trova le sue radici esclusive nel territorio di origine dove gli agricoltori custodiscono questo straordinario  materiale genetico autoctono.

Scegliere di consumare un buon olio extravergine proveniente dagli oliveti della propria zona o assaggiare quelli di altre Regioni diventa anche il modo per conoscere le peculiarità di questo straordinario prodotto della natura e per  contribuire a sostenere la identità della nostra  agricoltura.


 

Questo articolo  è stato scritto dal Prof. Giovanni Emanuele Curatolo

Agronomo Paesaggista, già titolare della cattedra di Paesaggistica, Parchi e Giardini.

Landscape Associate Professor

Environmental Agronomy Department-University of Palermo.

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